Da questa situazione ne siamo usciti più forti e più consapevoli della realtà che ci circonda. Non per tutti questo è stato un periodo di tristezza e di malessere. Confrontiamoci allora con un’esperienza più positiva, sempre vissuta da uno studente universitario.

Alla domanda “come hai vissuto la quarantena e il lockdown” questo ragazzo risponde in modo positivo. A parte il primo impatto di non poter uscire non è stato così brutto quanto pensava. Ha avuto la possibilità di sentire e vedere i suoi amici attraverso Skype e di organizzare party sulla playstation per giocare insieme e svagarsi un po’, esattamente come succedeva prima. La sera si ritrovavano e si ritrovano tutt’ora tutti online per raccontarsi la giornata e passare del tempo insieme telematicamente.

Per quanto riguarda più nello specifico l’università non ha avuto grosse difficoltà: “le lezioni erano tutte online, non avevo lezioni da seguire in presenza via Webex ma avevo solamente lezioni registrate che poi venivano caricate e io le guardavo quando volevo. È stato anche facile organizzarmi le cose perché quando volevo fare quello lo facevo, quando non avevo voglia non lo facevo. È stata una cosa tranquilla e mi aspettavo di peggio. Si sono organizzati bene anche i vari professori”. I sistemi elettronici che ha usato sono stati conformi al problema dell’emergenza tranne che lo hanno obbligato a comprare un computer nuovo, anche se sostiene che è stato solamente un accelerare i tempi.

Gli esami, invece, non lo hanno preoccupato più di tanto in quanto ha svolto principalmente esami orali via Webex e quindi vis a vis oppure esami scritti che però non prevedevano l’uso e l’attivazione dei sistemi Proctorio e Respondus. “Secondo me è stato molto più comodo perché io infatti ho apprezzato di più i professori che hanno messo domande di ragionamento e non di teoria pura perché comunque sono domande che dovrebbero essere sempre fatte. Anche, per esempio, un corso mi ha chiesto domande che si erano riferite al programma ma che non mi chiedevano una parte specifica del programma, erano domande che tendevano a farmi ragionare per arrivare ad una conclusione che fosse consona al programma svolto”.

Continua poi raccontando la sua opinione: “è diverso per esempio da economia che chiede la formula specifica che secondo me non ha senso, sia a casa che a lezione, perché alla fine l’esame deve darti una conoscenza per poter affrontare problemi reali e non i prefabbricati classici”.

In questo periodo poi ha avuto anche l’occasione di confrontarsi con altri suoi colleghi. A parte il normale scambio di appunti, ha avuto modo di chiamare una sua collega via Skype per simulare un’interrogazione in vista di un esame orale.

E poi la domanda più importante “come ti immagini il rientro?”

“Personalmente il rientro non ce l’ho perché non faccio la magistrale ed ho finito le lezioni. Ma se vogliamo estenderlo al rientro nella vita normale me lo immagino tranquillo. Cioè, finita la quarantena tempo due o tre settimane per capire come ci si poteva muovere e poi il solito tram tram, la solita routine, gente al mare, vacanze e le solite cose”.

Infine, conclude l’intervista dicendo che si è trattato di una situazione anomala, una cosa strana che racconterà sicuramente ai propri figli perché l’ultima cosa a cui pensava era quella di vivere in una pandemia.

Non per tutti quindi è stato un periodo da dimenticare completamente. Alcuni hanno avuto la fortuna di viverlo in serenità, coi propri cari e senza troppi problemi.