Torna la prosa al Sociale: ecco “Ivan”, Dostoevskij secondo Serena Sinigaglia

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SERENA SINIGAGLIA PORTA A COMO IVAN E DOSTOEVSKIJ

Venerdì 6 aprile alle ore 20.30 Serena Sinigaglia porta al Teatro Sociale di Como con Fausto Russo Alesi

Fausto Russo Alesi in IVAN

IVAN, lo splendido capitolo dei Karamazov in cui Dostoevskij immagina che Cristo torni sulla terra, nella Siviglia dell’Inquisizione e sia messo in catene dal Grande Inquisitore.

«Amo i classici – spiega Serena Sinigaglia –. E la grande letteratura russa dell’800 perché in essa gli uomini osavano ancora chiedersi il perché delle cose, osavano affrontare i grandi temi dell’esistenza. Abbandonarsi alla lettura de I fratelli Karamazov è un viaggio nel tempo attraverso gli uomini, nell’uomo».

la regista, attrice e produttrice teatrale Serena Sinigaglia

Biglietti per lo spettacolo in vendita presso la biglietteria del Teatro e online su www.teatrosocialecomo.it. Prezzi 20€ + prevendita.

TEATRO SOCIALE DI COMO

venerdì, 6 aprile 2018 – ore 20.30 fuori abbonamento

 

IVAN

liberamente tratto da I fratelli Karamazov di Fedor Dostoevskij

 

con Fausto Russo Alesi

Drammaturgia Letizia Russo

Regia

Serena Sinigaglia
Scene Stefano Zullo

Luci e suoni Roberta Faiolo

 

Coproduzione ATIR Teatro Ringhiera, Teatro Donizetti di Bergamo

Fausto Russo Alesi

 

NOTE DI REGIA

“Vasto, troppo vasto è l’uomo: io lo restringerei.”

Parte I, Libro III, Capitolo 3

 

Gentili spettatori,

lasciate che vi introduca a questo spettacolo raccontandovi in breve di noi.

Per primo, l’attore: Fausto Russo Alesi.

Di costui non voglio certo ricordare i meriti e i talenti, che, ai più, son già noti. No, in questa sede mi preme sottolineare l’amicizia profonda e l’antico sodalizio artistico che ci lega.

E’ raro per noi teatranti ritrovarci nel tempo e seppur cambiati, riscoprire l’amore e la passione di sempre.

Noi, che cominciammo assieme poco più che ventenni.

Correva l’anno 1992, la Prima Repubblica crollava sotto i colpi di Tangentopoli, e noi, ragazzini, ci scoprimmo amici e colleghi, amanti di un teatro che non sapevamo ma avrebbe segnato le vite di entrambi. Lo stesso teatro, la stessa spasmodica ricerca di un senso per cui vivere, di un segno da tramandare. Ieri, coi tanti spettacoli vissuti assieme, oggi in questa nuova, meravigliosamente difficile, avventura.

E qui mi urge parlarvi di me. Poche, pochissime righe.

Amo i classici. Amo la grande letteratura russa dell’800 perché in essa gli uomini osavano ancora chiedersi il perché delle cose, osavano affrontare i grandi temi dell’esistenza, esercizio di spirito piuttosto inusuale per i nostri tempi chiassosi.

Chi sei? Cos’è l’uomo? Quale il senso del suo agire nel mondo? Cos’è la libertà? Esiste un ordine nel caos? E la violenza, la violenza di cui è intriso l’uomo, ha un’espiazione possibile?

Abbandonarsi alla lettura de “I fratelli Karamazov” è un viaggio nel tempo attraverso gli uomini, nell’uomo. Ed ecco spiccare un uomo tra gli uomini, o forse è solo un ragazzo troppo maturo per i suoi anni, il secondo dei figli Karamazov, il più tormentato, il più assolutamente umano: Ivan.

L’uomo e l’intera umanità visti dagli occhi di Ivan Karamazov, questo il nostro viaggio. I fratelli Karamazov secondo Ivan, se volete.

Ma come farlo da soli?

Io amo i classici e adoro Dostoevskij, questo l’ho già detto. Fausto è perfetto per Ivan, anche questo…no, questo non l’ho ancora detto, ma credetemi sulla fiducia, se per conto vostro non l’avete già pensato. Ma noi due non bastiamo di fronte all’enormità del viaggio intrapreso. Vi presento pertanto gli altri due compagni di ventura.

Letizia Russo, autrice teatrale, intellettuale originale, unica, capace di guardare al mondo e di trascriverlo come fosse il suo da sempre. A lei il compito di costruire una drammaturgia che a partire dal libro sappia racchiudere il pensiero e le azioni di Ivan. Non solo “Il grande inquisitore” dunque ma i nervi, i muscoli, l’anima, il sangue di chi quel racconto lo ha partorito. Lui, Ivan.

E infine Fausto Malcovati. Il professor Fausto Malcovati. Un vanto per noi italiani, se solo fossimo capaci di vantarci di qualcosa di diverso da un calciatore. Uno dei più grandi conoscitori della lingua e della letteratura russa in Italia. Fausto ci aiuterà a distinguere, a conoscere, a tradurre, a tradire senza “violare” l’opera dell’immenso autore russo.

Non altro posso qui aggiungere, a parlare sia da ora lo spettacolo.

E che vogliate apprezzarlo e goderne è desiderio sincero di noi tutti.

A teatro, dunque! A teatro!

Serena Sinigaglia

BIOGRAFIA SERENA SINIGAGLIA 

 

Serena Sinigaglia (1973) si diploma al corso di regia teatrale presso la Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi. Dal 1996 è fondatrice e direttore artistico di ATIR. Dal 2007 è anche direttore artistico del Teatro Ringhiera di Milano. Il suo percorso registico da sempre si è articolato attraverso diversi filoni. Quello dei classici, tra i quali si ricordano spettacoli come: “Romeo e Giulietta” e “Lear ovvero tutto su mio padre” di W.Shakespeare, “Troiane” da Euripide, “Donne in parlamento” da Aristofane, in coproduzione con il Piccolo Teatro di Milano, “Nozze di Sangue” di Federico García Lorca, tradotto in barbaricino da Marcello Fois. Inoltre Serena Sinigaglia si è sempre dedicata con passione alla drammaturgia contemporanea. I principali passaggi di questo percorso sono stati gli spettacoli: “1943 – Come un cammello in una grondaia” tratto dalle Lettere dei condannati a morte della resistenza europea; lo spettacolo premio UBU “Natura morta in un fosso” di Fausto Paravidino con Fausto Russo Alesi; “L’età dell’oro” di e con Laura Curino; “Il grigio” di Gaber/Luporini, produzione Piccolo Teatro di Milano, con Fausto Russo Alesi; i due capitoli conclusivi del progetto Incontro con epoche straordinarie: “1968” e “1989 – crolli”; “La cimice” di Majakovskij, produzione Piccolo Teatro di Milano (2009); “La bellezza e l’inferno” di e con Roberto Saviano per il Piccolo Teatro di Milano; “Napoli non si misura con la mente” di Mario Santanelli produzione Napoli Teatro Festival 2009 e RAI Radio Televisione Italiana in collaborazione con ATIR; “Prospettive per una guerra civile” di Enzensberger; “Settimo” di Serena Sinigaglia al Piccolo Teatro di Milano (2012); “Ribellioni Possibili” di Luis García-Araus e Javier García Yague, produzione ATIR candidata agli UBU 2013; nel 2014 il testo inedito “Italia Anni Dieci” di Edoardo Erba, produzione ATIR, e il testo “Alla mia età mi nascondo ancora per fumare” della drammaturga franco-algerina Rayhana, produzione ATIR; “32’’.16 trentadue secondi e sedici” di Michele Santeramo, con Valentina Picello, Tindaro Granata, Chiara Stoppa, produzione ATIR.

Nel 2015 firma la regia del primo serial teatrale in Italia, “6Bianca” di Stephen Amidon, produzione Fondazione del Teatro Stabile di Torino in collaborazione con Scuola Holden, e (sempre nel 2015) quella di “Utoya” di Edoardo Erba con Arianna Scommegna e Mattia Fabris, produzione Teatro Metastasio; nel 2016 ha diretto “Nudi e crudi” di Alan Bennet, con Maria Amelia Monti e Paolo Calabresi per la Artisti Associati, e “Tre alberghi” di Jon Robin Baitz con Maria Grazia Plos e Francesco Migliaccio, produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

Dal 2001 Sinigaglia si misura anche con l’opera lirica in diversi allestimenti, ultimo dei quali “Carmen” presso lo Sferisferio all’interno del Macerata Opera Festival. Nel 2014 ha debuttato con “Tosca” al Teatro La Fenice di Venezia. Nel maggio del 2008 pubblica, per la casa editrice Rizzoli, il suo primo romanzo “E tutto fu diverso”.

Tra i premi si ricordano: Premio nazionale di regia al femminile Donnediscena (2005); Premio Franco Enriquez (2006); Premio Hystrio alla compagnia ATIR per la qualità e l’impegno della compagnia dimostrato negli anni (2006), Premio Milanodonna 2007 del Comune di Milano; Medaglia d’oro 2007 conferita dalla provincia di Milano per l’attività promossa da ATIR; Premio Regium Giulii 2008 per la miglior opera prima col romanzo “E tutto fu diverso”; Premio Milano per il Teatro 2009 per il miglior spettacolo con “L’Aggancio”; Premio Hystrio-Provincia di Milano a Teatro Ringhiera/ATIR 2012; la candidatura ai Premi UBU 2013 con lo spettacolo “Ribellioni Possibili”, Premio della Critica 2014 e Premio Hystrio alla Regia 2015.

Nel 2014 firma per AsLiCo la regia di “Cavalleria rusticana”, seconda edizione di 200.Com Un progetto per la città, l’opera partecipativa del Festival Como Città della Musica.