Val monastero – tempo totale di cammino: circa 5 ore

Dislivello complessivo: circa 800 m: dal lago (200 m) a circa 900 m (Campelli)
Difficoltà: facile
Attrezzatura consigliata: da escursionismo leggero
Come arrivare da Milano: comodissimo il treno, linea Milano-Lecco-(Colico), stazione di Abbadia Lariana; in auto superstrada SS36, prima uscita dopo Lecco
indirizzo consigliato per pernottare: B&B CONTRADA LUNGA, tel 0341.1847109 – www.contradalunga.it

Arriviamo in treno ad Abbadia Lariana, primo paese che si incontra dopo Lecco e usciti dalla stazione invece di catapultarci subito alla ricerca del sentiero ci soffermiamo un attimino sulla piazza della Parrocchiale, in pittoresca posizione di fronte al lago. Meriterebbe una visita anche il locale Museo della Seta, che è davvero interessante, ma lasceremo questo spunto per un’altra occasione (magari per quando piove e non si sa cosa fare). Abbadia Lariana è stata dal ‘600 all ‘800 un importante centro di produzione della seta, e all’inizio dell ‘800 venne impiantato un gigantesco filatoio, i cui poderosi macchinari (all’avanguardia per quei tempi e attualmente esposti al museo) venivano azionati dalla forza motrice delle acque del torrente Zerbo. La produzione di filati di seta continuò fino agli anni ’30, quando, a causa della concorrenza dell’Estremo Oriente, dovettero chiudere anche gli ultimi torcitoi. L’impianto produttivo è stato poi acquisito dal Comune di Abbadia e trasformato in museo industriale. Chiusa questa breve parentesi, torniamo alla nostra passeggiata.

Dobbiamo raggiungere la caratteristica frazione Linzanico: dalla stazione FFSS ci incamminiamo a destra lungo la statale fino all’indicazione stradale (sulla dx) per Linzanico-1 km. Nel piccolo vecchio borgo di trova l’antico Municipio di Abbadia (Piazza Giovanni XXIII), bella costruzione con portico e fontana; di lì ci avviamo per la stradina acciottolata (a destra guardando il Municipio), affiancata da un cartello indicante ‘pista agro silvo pastorale’. Il sentiero si fa subito panoramico, soleggiato, tra campi terrazzati e filari di ulivi: se non fossimo sovrastati dai massicci delle Grigne, potremmo pensare di essere in Liguria. In circa 20′ eccoci all’incrocio col sentiero che proviene da Crebbio (memorizziamo questo incrocio, perchè al ritorno tenderemo a oltrepassarlo); qui prendiamo a destra e al bivio immediatamente successivo ignoriamo la deviazione a sinistra e proseguiamo diritti inoltrandoci in leggera salita lungo la valle, che si sviluppa ai piedi delle Grigne quasi nascosta e poco visibile a chi proviene dal lago. I bolli rosso-azzurri indicano il nostro percorso ma bisogna veramente aguzzare la vista per individuarli, tanto sono sbiaditi e soprattutto inestistenti proprio lì dove più servirebbero, cioè ai bivii. Sostanzialmente bisogna mantenersi sul sentiero a mezza costa, sul lato destro orografico della valle, evitando di scendere prematuramente al torrente.

Nella cartina schematica allegata ho cercato di evidenziare i principali incroci con i sentieri (nero) che deviano dal vero percorso (rosso). Avvistamo un alto casotto (serviva un tempo per la lavorazione del latte) con abbeveratoio: è l’ingresso del nucleo rurale di case dette di ‘Calech’ , adagiate su uno splendido pianoro superpanoramico. Indugiamo in questo bel posto per ammirare l’armonia dell’insieme…Lasciamo queste case e, tornati sul sentiero, dopo un centinaio di metri notiamo dei gradini sulla destra: scendono alla sorgente detta “Acqua della fame”, forse in memoria dei tempi delle carestie (non so bene!). Ci addentriamo nella valle, bella, fresca, verdeggiante e rallegrata dal rumoreggiare rilassante del torrente Zerbo che la percorre tutta. Da vari punti del sentiero è possibile scorgere la cascata, che scroscia a strapiompo incassata come una lama tagliente nell’alta parete rocciosa. Dopo circa un’ora e mezza di passeggiata arriviamo all’imbocco del sentiero che porta alla cascata (indicazioni inesistenti) – Attenzione: il sentiero si trova alla nostra sinistra una cinquantina di metri PRIMA DEL PONTICELLO sul torrente. Saliamo per questo sentierino e al bivio successivo prendiamo a destra.

Lo scrosciare delle acque è un richiamo che ci guida; in pochi minuti ci troviamo proprio ai piedi della cascata. E’ un angolo suggestivo di aspra, inconsueta bellezza: un poderoso salto d’acqua di decine di metri e impressionanti masse rocciose modellate in forme scultoree. D’estate un fresco delizioso e che emozione immergersi nell’acqua rigenerante sotto gli spruzzi della cascata ! Torniamo al ponte, lo passiamo e proseguiamo la salita verso la piccola frazione di Campelli (circa 900 m). Questa parte del percorso non presenta particolari incertezze. Alzando lo sguardo ci vediamo circondati dai pinnacoli aguzzi delle Grigne col Rifugio Rosalba incredibilmente abbarbicato proprio sul bordo delle rocce. A Campelli non c’è nessun rifugio, quindi niente polenta né spezzatini: ci dovremo accontentare dei panini e altri generi di conforto portati e offerti dai soliti volonterosi (speriamo). In compenso il panorama è proprio bello e la posizione aperta e soleggiata. Ci attende il sentiero del ritorno: poiché è noioso tornare dalla stessa strada dell’andata sperimenteremo una variante più ardimentosa: è il sentiero cosiddetto dell’acquedotto, che segue il camminamento sopra le tubazioni dell’acqua (imbocco del sentiero ai margini del paese, non è difficile individuarlo); questo passaggio ufficialmente è proibito (anche se lo fanno tutti) quindi ‘ufficialmente’ vi dobbiamo dire di non farlo, a voi la scelta. Il percorso si snoda sui pendii a monte della cascata per poi andare ad incrociare il sentiero che scende dal Pian dei Resinelli. La discesa si effettua in circa 2 ore (passolento!). Attenzione ai vari bivi (come al solito non ci sono indicazioni, qui ci vuole un pò di senso dell’orientamento): tenete piuttosto la sinistra altrimenti concluderete la passeggiata a Mandello e non ad Abbadia (ma non è grave perchè si riprende ugualmente il treno). Se siete inesperti o avete poco senso dell’orientamento tornate a Linzanico per lo stesso sentiero dell’andata.

Percorso by passolento.it