Itinerario: Civate (prov. Lecco) – San Pietro al Monte (Monte Cornizzolo)

Dislivello: circa 340 m., da Civate (290 m.) a San Pietro (630 m.)
Tempo totale di cammino: 2 ore

Come arrivare da Milano: in auto, superstrada Milano – Lecco (SS 36), uscita per Oggiono / Civate, poi segnalazioni marroni per San Pietro al Monte
dove rifocillarsi: pic-nic autogestito
informazioni su orari di apertura e/o accordi per visite guidate: Associazione Amici di San Pietro, cell.3463066590 – www.amicidisanpietro.it

Bellezza della natura e creatività artistica: un connubio davvero speciale. Se questa premessa non vi sembra un esercizio di retorica allora dovete assolutamente andare in piacevole pellegrinaggio a all’antica Abbazia di San Pietro in Monte sopra Civate (provincia di Lecco), per ammirare uno dei più antichi capolavori dell’architettura romanica di Lombardia. Questo complesso, visitato da appassionati all’arte romanica, provenienti da tutta Europa, paradossalmente non è abbastanza conosciuto proprio da chi risiede a poche decine di chilometri di distanza. Arrivando dalla Superstrada Milano-Lecco, usciamo nei pressi del laghetto di Annone (segnalazione per Oggiono/Civate) e seguendo poi le indicazioni marroni per San Pietro al Monte, velocemente ci lasciamo alle spalle anonimi condomini e operose fabbrichette per andare poi a fermarci all’ultimo parcheggio nella parte alta del paese, nei pressi della Via Pozzo. Di qui varie frecce segnalano la direzione per San Pietro; in pochi minuti siamo alla frazione ‘Pozzo’, è l’inizio della nostra escursione e già si respira un’atmosfera agreste: siamo alle pendici del Monte Cornizzolo, di fronte a noi verso est i profili decisi dei monti lecchesi. I segnavia indicano diversi itinerari, noi prendiamo il sentiero nr. 10. Ci stiamo inoltrando nella Valle dell’Oro, parola fortemente evocativa, ma non raccoglieremo pepite sul cammino: la denominazione deriva dal latino ‘oris’ (sorgente) e in effetti troveremo diverse fontane lungo il breve percorso che ci condurrà, in circa un ora e un quarto, al pianoro dove sorge San Pietro. Fino alla Cascina dell’Oro il tracciato è quasi in piano, di qui invece la mulattiera acciottolata inasprisce la pendenza e prosegue senza incertezze fino alla meta. E’ un sentiero molto ben curato, proprio per agevolare il cammino anche a chi non è un’escursionista abituato ai terreni accidentati.

Arrivati in prossimità della panoramica conca dove sorge il complesso architettonico, dapprima fa la sua apparizione l’oratorio di San Benedetto (secolo XI): bella struttura in pietra, su pianta a croce semplice, lineare ed elegante nell’armonia delle sue proporzioni. Di qui un’ampia scalinata conduce al fronte semicircolare di ingresso: il talento architettonico ha preso spunto dalla naturale irregolarità della montagna per creare un insieme dal disegno movimentato che piega alle proprie esigenze i canoni ufficiali della più facile architettura di “pianura”. Saliamo con calma questi gradini così densi di storia millenaria e ci troviamo nell’ampio portico che circonda in un abbraccio protettivo il corpo principale della chiesa. Uno spazio di penombra silenziosa che ci induce a una pausa prima di entrare all’interno: le belle finestre a bifora che incorniciano il paesaggio, giocando con la luce del sole creano una trama di riflessi che illumina e dà vita a questo ambiente quieto, sospeso tra il ‘fuori’ e il ‘dentro’.

Molte e complesse le ragioni storiche e le esigenze difensive che indussero alla costruzione di questo come di altri monasteri, ma mi piace pensare che si siano scelti certi luoghi proprio anche per la loro bellezza. Le radici della fondazione di San Pietro pare si debbano alla volontà di Desiderio, ultimo re longobardo (siamo nel lontano VIII secolo d.C.): il monastero fu per molto tempo un’istituzione importante; di qui sono passati arcivescovi e imperatori e la sua evoluzione si intreccia con le più ampie vicende storiche che coinvolsero tutta la regione. Varchiamo la porta di ingresso e siamo sorpresi dalla raffinatezza delle decorazioni che ornano gli archi, le colonne e i pannelli delle piccole cappelle del pronao. Gli affreschi, risalenti al secolo XI, sono tra i più importanti tra quelli coevi conservati in Italia; stupendo soprattutto quello sulla parete di fondo, ispirato ai miti dell’Apocalisse: con deciso cromatismo traduce in un disegno drammatico e altamente simbolico il tema della lotta contro il male, quel terrifico drago a sette teste che da sempre tormenta le esistenze umane.

Di solito identifichiamo il romanico come esempio di stile sobrio e spoglio, ma dobbiamo pensare originariamente le pareti erano intonacate e riccamente affrescate: la ‘comunicazione della fede’ doveva essere rinforzata da immagini di forte effetto e di chiara lettura. Innumerevoli gli spunti iconografici rappresentati nei bassorilievi che rivestono, con disegni stilizzati e motivi orientaleggianti, la transenna della scala che scende alla cripta, ma è soprattutto l’eleganza del ciborio ciò che maggiormente colpisce l’attenzione: databile tra il X e l’XI secolo, è l’elemento artistico più importante della basilica – ne troviamo un esempio similare nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano. La discesa nella cripta riserva un’ulteriore emozione: luogo nascosto che suscita sempre una sensazione di mistero; siamo nella parte più antica e originale di tutto il complesso: l’intimità di questo spazio ristretto dedicato alla Madonna, movimentato da una piccola selva di agili colonnine, è valorizzata da preziosi bassorilievi che un tempo, insieme agli affreschi, dovevano rivestire gran parte delle superfici.

La basilica è aperta sempre nei giorni festivi (09:00-12:00 / 13:30-16:00) grazie all’impegno dei volontari dell’Associazione Amici di San Pietro, che provvedono anche alle visite guidate.

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