Parco Canile Valbasca raccontato dai suoi protagonisti, Marco Marelli ci porta nel suo mondo

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È circa mezzogiorno e Marco arriva in canile a bordo del furgoncino della “squadra salva animali”. Presidente dell’ENPA sezione Como dal 2005, amante degli animali da sempre. Apre il cancello e viene subito travolto dall’affettuosa accoglienza di Crazy, un ospite del rifugio. Dopo il saluto di rito si siede e inizia a raccontare.

Racconta una storia iniziata ad Albate nel 1959: tanti cani, pochi fondi e ancor meno tutele.
“In quegli anni- spiega- c’era un’altra concezione dei cani, erano spesso visti come oggetti. Non ricoprivano il ruolo che hanno ora. Anche il lavoro dei volontari era diverso, il mio primo giorno di volontariato fu surreale. Mi affidarono un cane complicato perché ero la persona fisicamente più forte”.

A fare la differenza fu la legge, che nel 1991 cambiò drasticamente a livello nazionale, introducendo tutele sia per gli animali sia per le strutture che li accolgono. Da quell’anno il lavoro in canile divenne migliore, sostenuto dai comuni e da regolamentazioni per il volontariato.

Il 2009, con il trasferimento nella struttura all’interno del parco della Valbasca, fu un altro anno importante per la storia di questo canile. “Ci siamo spostati perché la struttura ad Albate non era adatta, era un ex macello, molto vecchio, e i cani meritavano di meglio” spiega Marco. Si aprì così un nuovo capitolo, con una nuova struttura, nuovi cani e ancor più motivazione.

La regola sacra è sempre stata la dignità e il benessere degli animali, più di ogni cosa. Benessere garantito in tutti i modi, grazie all’utilizzo dei ventilatori e delle piscine d’estate, alle lampade riscaldanti d’inverno. Grandi spazi, costantemente puliti, passeggiate e giochi ogni giorno, e soprattutto tanto amore.

Sembrava andasse tutto a gonfie vele quando all’improvviso nel 2018, in una calda notte d’agosto: l’incubo. Una scintilla, un piccolo cortocircuito che bastò a scatenare un incendio e divorare un padiglione dove i cani stavano riposando. Quella sera il canile perse cinque cani e numerosi altri rimasero gravemente intossicati dai fumi, una ferita che ancora oggi non si è completamente rimarginata. Ferita che vediamo chiaramente in Talco, ospite del rifugio dal 2016, un gigante buono che sul suo corpo testimonia ancora una notte infernale: due lunghe cicatrici corrono lungo la sua schiena e i suoi polmoni sono gravemente danneggiati.

“Il problema non furono le fiamme, i cani non morirono bruciati vivi, il problema fu il fumo, rese impossibile respirare”. Marco ricorda quei momenti con una stretta alla gola, decisamente il giorno più buio nella storia del rifugio.

Ma non c’è tempo per perdersi d’animo, dal giorno dopo – grazie all’incredibile generosità dei comaschi – iniziarono i lavori di ricostruzione e in poco tempo il canile riuscì a rialzarsi, se possibile anche più forte di prima.

Forse questa resilienza è stata possibile proprio grazie a loro, i cani. I maestri più umili e pazienti del mondo che custodiscono il segreto dell’amore e del perdono.

Creature speciali, i cani.