L’ergastolo degli innocenti: la triste vita dei cani “a catena”

0
2110
Ph Unsplash

Che il cane sia un animale sociale lo ripetiamo ormai da molto tempo e di certo non è più un segreto. Una creatura pensata per la vita di gruppo, per sentirsi parte di una collettività in cui i membri si amano, rispettano e aiutano a vicenda. Non è difficile capire perché la vita solitaria che spesso sono costretti a vivere nei giardini delle nostre case sia per loro una sofferenza indicibile. 

Nonostante in alcune regioni italiane sia illegale detenere il proprio cane a catena, recenti indagini (https://www.savethedogs.eu/wp-content/uploads/2021/03/Rapporto-Cani-a-catena-ITA-e-EU.pdf ) hanno dimostrato che si tratta di una realtà purtroppo ancora molto diffusa. 

Oltre a vivere lontano dal branco, privati di qualunque stimolo e lasciati morire nella noia, questi cani hanno anche limiti nei movimenti.

Per loro la vita procede lenta, scandita solo dal tintinnio e dalla lunghezza della loro catena. 

Ma non sempre questo basta a fermarci, ci ostiniamo piuttosto a voler soddisfare i nostri desideri anche se per farlo dobbiamo causare sofferenza altrui.

Avere un cane non è un diritto e non è neppure un dovere, se non siamo certi di poter provvedere a tutti i bisogni che l’adozione di un animale simile comporta, è meglio rivolgerci ad altro. 

Se cerchiamo protezione possiamo installare sistemi d’allarme all’avanguardia, se desideriamo qualcosa da coccolare che non richieda troppo impegno saremo felici di comprare un peluche. Ancora, se vogliamo un compagno di giochi per i nostri figli il peluche comprato poco fa potrebbe fare al caso nostro. Un peluche, non un cane. 

Rinnegare un aspetto così peculiare di questi animali comporterà solo problemi.
Non è un caso se spesso e volentieri i cani che conducono questo stile di vita soffrono di disturbi comportamentali, causano danni in giardino e manifestano gravi forme di stress (che di frequente sfociano in disturbi ossessivo-compulsivi). 

Non meno grave è la condizione dei cani costretti a vivere in giardino, anche se liberi da catene. Come è stato detto più e più volte il cane è un animale che vive per il branco e pensare di poterlo escludere dal gruppo, l’unica cosa di cui gli importa, è inammissibile, una vera e propria violenza incompatibile con il suo essere. 

Relegando il nostro cane alla vita in giardino non solo ci priveremo di tutti i benefici che la vita con un cane può dare, ma gli causeremo irrimediabili traumi.