La stagione concertistica si accende con l’Orchestra Haydn e Ottavio Dantone

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Ottavio Dantone

Ottavio Dantone e l’Orchestra Haydn
eseguono Gluck, Haydn e Mozart

un’esplosione di suono travolgente
impeto e verve della musica barocca

 

Teatro Sociale di Como
venerdì, 22 novembre – ore 20.30

 

Venerdì 22 novembre, alle ore 20.30, il terzo appuntamento della stagione concertistica della stagione notte 2019/2020 del Teatro Sociale di Como/ AsLiCo, con l’Orchestra Haydn e Ottavio Dantone, per un concerto che desidera rivelare l’estro, le innovazioni, le riforme di tre grandi geni, che decretarono il passaggio tra il periodo barocco e quello classico: Gluck, Mozart, Haydn.

L’Orchestra Haydn e Ottavio Dantone sono rinomati in ambito internazionale, per essere specialisti in questo repertorio, molto suggestivo, ma sovente di difficile esecuzione, per motivi di fedeltà e rigore filologico. Ottavio Dantone ritorna al Teatro Sociale di Como dopo il successo ottenuto nella scorsa stagione, per la direzione di Rinaldo di Händel, coprodotto dai Teatri di OperaLombardia.

Ottavio Dantone

La musica barocca rappresenta, all’interno della storia musica classica, un periodo tra i più esaltanti, dove la sperimentazione venne praticata senza limiti, con ironia e brio, ed altresì con un’attenzione manierista, carica di dettagli, ad amplificare effetti armonici e dinamici. L’impatto, i ‘colpi di teatro’, le sorprese sonore dovevano incantare e stupire il pubblico, e catalizzarne tutta l’attenzione.

Se si prende come data convenzionale, per definire la fine del periodo barocco, il 28 luglio 1750 (morte di Johann Sebastian Bach), tutti i brani proposti in questo concerto (le Danza delle furie – Danza degli spiriti beati di Gluck, la Sinfonia n. 80 in re minore Hob:I:80 di Haydn, la Sinfonia n. 29 in la maggiore K 201 (K6 186a) di Mozart) dovrebbero non più appartenervi, ma in realtà costituiscono il ponte che legò idealmente due fasi importanti, per rivoluzioni e stili. La verve e l’ironia rimasero leve imprescindibili, che continuarono ad alimentare il mordente dei compositori e ciascuno vi tese con un proprio sigillo inconfondibile.

Esiti del fil-rouge creato da questo programma sono la freschezza e l’impeto, che traspaiono fin dalle prime note della Danza delle furie, che il pubblico riscoprirà sedimentate nella memoria, in un’esplosione di bellezza e di suono. L’Orphée et Euridice di Gluck, azione teatrale, (tragédie opéra), più volte rielaborata dal 1762 al 1774, rimane ancora oggi nei cartelloni dei grandi teatri lirici, come capolavoro immortale.

Sembra un caso che le tre composizioni proposte -composte a dieci anni le une dall’altra 1774: ultima versione dell’Orphée et Euridice di Gluck e anno di composizione della Sinfonia n. 29 in la maggiore K 201 (K6 186a) di Mozart; 1784: anno della Sinfonia n. 80 in re minore Hob:I:80 di Haydn- presentino accenni narrativi e dinamici simili: la dolcezza e la commozione tipica della Danza degli spiriti beati, tratta dal II atto dell’Orphée et Euridice ed ancora l’ironia accelerata del primo movimento Allegro spirituoso della Sinfonia n. 80 in re minore Hob:I:80 di Haydn, ed infine la leggerezza inconfondibile dell’ultimo movimento, Allegro con spirito della Sinfonia n. 29 in la maggiore K 201 (K6 186a) di Mozart.