La DAD? Mi lascerà soprattutto problemi tecnici

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Alessia, Design della moda al Politecnico primo anno, racconta la propria esperienza in DAD.

Sei al primo anno, è stata la tua prima esperienza con la didattica a distanza?

In realtà no, l’anno scorso frequentavo un corso annuale, sempre pratico. Incredibilmente tra l’università e questo corso le modalità non sono state completamente diverse.

Non ero pronta, è stato inizialmente difficile perché mi mancavano gli strumenti. Cominciando dal pc, che ho dovuto cambiare perché non reggeva i programmi necessari per le lezioni. Sia in corso, che l’università quest’anno richiedevano infatti programmi con Photoshop, Illustrator, InDesign e tanti altri.

Superato il problema del computer, i problemi di rete sono stati il mio secondo incubo peggiore.

Credo che i problemi tecnici siano qualcosa di soggettivo, ma so che non sono l’unica a vivere in un paesino dimenticato in cui non arriverà mai la fibra.

Facendo un’università pratica hai avuto anche altri problemi non tecnologici?

Si, prima di tutto c’è il problema che i laboratori online sono un incubo. La professoressa difficilmente riesce a osservarti il lavoro tramite webcam e quindi sei un po’ lasciato a te stesso.

Ovviamente lavorando a casa sono indispensabili gli strumenti giusti, anche questi sono stati una spesa necessaria.

Oltre a comprare una nuova macchina da cucire poi ovviamente necessitavo anche di materiali e tessuti, che dato il lockdown dovevano sempre essere ordinati online.

Non so a chi sia capitato di far ordini in pieno periodo di restrizioni, ma se il pacco era stato solo di una settimana in ritardo dovevi ritenerti estremamente fortunato.

Cosa senti che ti è mancato a causa della DAD?

Sono contenta di fare qualcosa che mi piace, ma tutto il mio entusiasmo si è spento quando mi sono resa conto di cosa mi mancava.

Avevo moltissime aspettative sulla mia vita universitaria: nuove amicizie, nuovi legami, una nuova vita.

È estremamente frustrante. Sento che mi hanno portato via esperienze importantissime-

Facciamo lavori di gruppo con perfetti sconosciuti completamente online e oltre allo scambio di opinioni di lavoro finisce tutto li. Nessun rapporto oltre al progetto.

Qualche amicizia l’ho trovata, ma online, niente di davvero profondo.

E i professori?

Alcuni sono molto comprensivi, altri non se ne rendono conto. Sembrano sempre innervosirsi se non ti funziona la linea.

Forse alcune persone se ne approfittano, ma uno a cui succede davvero cosa dovrebbe fare?

Comunque i professori più difficili sono quelli per cui non è cambiato nulla, dicono che siccome siete a casa avete più tempo di lavorare e ci caricano di progetti.

Esistono alcuni aspetti positivi?

Sicuramente il fatto che le lezioni siano registrate. Se in diretta non capiamo qualcosa possiamo sempre andarle a rivedere con calma, cosa che so che prima non era prevista.

Altra cosa positiva per chi è lontano come me è non dover prendere i mezzi. È sicuramente più comodo e meno dispendioso.