Indagine su luoghi di lavoro e salute: secondo i comaschi lavorare da casa è meglio

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2003

LAVORARE DA CASA? PER OLTRE TRE COMASCHI SU QUATTRO (85%)

FA BENE ALLA SALUTE

 

Indagine su luoghi di lavoro e salute secondo i comaschi

 

In ufficio, i principali fattori di rischio sono stress (50%) e sedentarietà (22%)

 

Per chi svolge attività più fisiche, contatto con sostanze nocive (37%) e sollevamento di pesi (20%)

 

Secondo una recente indagine lavorare da casa incide positivamente sulla salute rispetto alla normale vita da ufficio: la pensa così l’85% degli abitanti di Como, secondo i quali il cosiddetto smartworking – laddove applicabile – riduce lo stress (39%), permette di convertire il tempo risparmiato dal viaggio in una migliore gestione anche del proprio benessere (26%) e dà il vantaggio di lavorare in un ambiente confortevole e su misura (20%).

il grafico

È il dato che emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio di Reale Mutua sul welfare1, che ha indagato la percezione dei comaschi sul rapporto tra salute e ambiente di lavoro.

L’attività lavorativa, infatti, può condizionare in vario grado la salute dei lavoratori. In ufficio, il principale fattore di rischio, a detta di un abitante di Como su due (50%), è lo stress, con tutti i suoi possibili effetti sul benessere fisico e mentale. Seguono la sedentarietà (22%) e la postura (20%), mentre solo il 7% si dice preoccupato dalle possibili conseguenze sulla vista.

In un ambiente quale la fabbrica, o comunque per chi svolge un’attività più fisica, invece, i fattori che incidono maggiormente sulla salute sono il contatto, o l’esposizione, a sostanze chimiche potenzialmente nocive (37%), seguito dai pericoli connessi al sollevamento di pesi e alla movimentazione di carichi (20%) e dall’eventualità di cadute e infortuni (17%).

Ma che cosa porta ad “ammalarsi” di lavoro? Per quasi un comasco su tre (61%), la prima causa è la sottovalutazione dei rischi, seguita dalle pressioni e scadenze lavorative che possono indurre a comportamenti impropri e pericolosi (28%) e dall’inadeguatezza dell’ambiente di lavoro (28%). Per un ulteriore 17%, invece, la ragione risiede nella scarsa informazione in materia di sicurezza e salute fornita dal datore.

L’azienda stessa, tuttavia, può fare la sua parte e prendersi cura della salute e del benessere dei dipendenti. I comaschi hanno le idee chiare: in ufficio, i principali desiderata sono postazioni ergonomiche (50%), una polizza sanitaria (41%), ma anche la possibilità di usufruire di abbonamenti a palestre e centri fitness (20%) e incontri con uno psicologo del lavoro (9%).

In fabbrica, invece, il datore, secondo gli intervistati, deve fornire strumenti e dispositivi di lavoro idonei ai dipendenti (74%), garantire il rispetto delle normative (61%) e mettere a disposizione check up mirati per il controllo e la prevenzione di possibili patologie (33%).

“Questa nuova ricerca del nostro Osservatorio sul welfare, giunto alla terza edizione, – commenta Michele Quaglia, Direttore Commerciale e Brand di Gruppo  ha delineato un quadro preciso delle percezioni e delle preoccupazioni degli italiani sui fattori e i modi in cui l’attività lavorativa può condizionare la salute individuale. Una risposta efficace a questi temi e a questi bisogni arriva dal welfare, in cui Reale Mutua ha una grande esperienza. Da sempre mettiamo a disposizione sia dei singoli sia delle imprese per i loro dipendenti numerose soluzioni per la tutela della salute e del benessere, come prestazioni mediche, visite e check up clinici, anche a scopo preventivo, e un’ampia gamma di benefit per la cura del wellness e la soddisfazione dei lavoratori.”

1 Indagine CAWI condotta dall’istituto di ricerca Nextplora su un campione rappresentativo della popolazione italiana per quote d’età, sesso ed area geografica.