Il grande rocker texano Alejandro Escovedo passa ancora da Cantù per “The Crossing”

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All’UnaeTrentacinqueCirca – Cantù

via Papa Giovanni XXIII

29 aprile 2019
from USA
Alejandro Escovedo band with Don Antonio
h 22.00
biglietto: 20 euro
info e prenotazioni: 3457972809

Alejandro Escovedo, terzo da sinistra, con la band
The Crossing è il nuovo album del grande rocker texano uscito lo scorso settembre via Yep Roc Records, con la partecipazione di James Williamson ( Iggy And The Stooges ), Wayne Kramer (MC5), Peter Perrett ( The Only Ones ), Joe Ely e Antonio Gramentieri ( Don Antonio ) che ne è stato anche co-produttore insieme a Brian Deck (Modest Mouse, Gomez, Iron & Wine).

The Crossing è un concept album che si snoda attraverso 17 tracce sulla ricerca del sogno americano da parte di due uomini, Salvo e Diego, il primo italiano, il secondo messicano, che partono alla ricerca dei loro idoli punk-rock, scoprendo che, alla fine, l’America è diversa da come se la erano immaginata.

la copertina di The Crossing

Alejandro Escovedo quindi riparte da una nuova sfida, dopo aver virato – nel corso della sua carriera – dal punk al country al rock n’ roll, fino ad affinare le sue corde di cantautore ed entrando nelle grazie di artisti come Bruce Springsteen, John Cale, Peter Buck dei R.E.M. e i Los Lobos.

Alejandro Escovedo

ALEJANDRO ESCOVEDO: Voce, Chitarre
ANTONIO GRAMENTIERI: Voce, Chitarra Elettrica
DENIS VALENTINI: Cori, Basso
FRANCESCO VALTIERI: Cori, Sassofono
GIANNI PERINELLI: Sassofono
NICOLA PERUCH: Tastiere
MATTEO MONTI: Batteria

Biografia dell’artista

Esistono vite maledette e vite maledettamente vere. I sessantasei anni di Alejandro Escovedo appartengono a entrambe le categorie, ma si portano dietro un’altra sublime maledizione eterna, quella di scrivere canzoni folgoranti. Il songwriter texano, figlio di migranti messicani, arriva al Raindogs con un nuovo album che rivisita con sangue, classe e passione le sue avventure rock. Folk-rock, blues, psichedelia e suoni vintage oggi possono interpretare a meraviglia uno dei personaggi più influenti e amati negli States dagli addetti ai lavori e dai colleghi.

C’è un punto musicale battuto dal vento dei riff di chitarre distorte, dal tuono del rullante e dai lampi del violino elettrico dove si incontrano il rock’n’roll, il punk, il country e le folk ballad: è il territorio dove Alejandro Escovedo domina e spadroneggia e anche un Boss come Springsteen gli rende omaggio. Escovedo è refrattario a qualunque forma di barriera musicale, nel suo territorio la musica è una sola: una soave ballad suonata alla acustica è sorella e compagna di un punk rock elettrico e mozzafiato. La sua voce risoluta e la sua personalità unica riuniscono ognuno dei generi da lui amati e praticati sotto un marchio stilistico inconfondibile, che risplende al meglio dal vivo; è il palco, la dimensione live, infatti, quella in cui Alejandro si esprime ai massimi livelli.
Cresciuto in Texas in una famiglia di musicisti immigrati dal Messico (i suoi fratelli Pete e Coke erano percussionisti nella Band di Santana, e Sheila E è la figlia di Pete), la sua carriera è stata in lenta e inesorabile ascesa da quando nel 1992, dopo aver fatto parte di numerose band ed essersi fatto le ossa sui palchi degli Stati Uniti percorsi in lungo e in largo, ha deciso di fare il grande salto e di registrare il suo primo disco solista, Gravity. In quel periodo Alejandro è attivo sulla scena musicale di Austin, dove ha l’occasione di conoscere e lavorare con grandi personaggi come Townes Van Zandt, Billy Joe Shaver, i fratelli Jimmy e Stevie Ray Vaughan, Stephen Bruton. E’ proprio quest’ultimo a credere nel talento di Escovedo e a produrre i suoi primi tre dischi. Nel 2003 è in tour per presentare il suo sesto disco By the hand of the father, quando la sua vita è messa in grave pericolo da una grave forma di epatite C. Le cure sono costosissime e Alejandro si trova nell’immediato bisogno di una grossa somma di denaro per poter combattere il suo male. E’ in questo frangente drammatico che ottiene un riconoscimento che pochissimi artisti possono vantare in vita: un doppio CD-tributo, intitolato Por vida, nel quale tantissimi colleghi presentano una sua cover per raccogliere fondi per le sue cure. Il cast è davvero stellare e offre un’idea di quanto Alejandro sia apprezzato dagli altri musicisti: i fratelli Pete e Javier e la nipote Sheila E., ovviamente, e poi Calexico, Steve Earle, Lucinda Williams, Howe Gelb, Ian Hunter and the Jayhawks, Cowboy Junkies, Vic Chessnut, Charlie Sexton, Charlie Musselwhite, Ian McLagan, John Cale. Ed è proprio quest’ultimo a produrre l’album con cui Alejandro fa il suo trionfale rientro sulle scene nel 2006, The Boxing Mirror. E’ invece il grande Tony Visconti (produttore e collaboratore per lunghi anni di David Bowie, oltre che di T Rex, Gentle Giant, Morrisey, Stranglers e tanti altri) a produrre Real animal (2008) e Street song of love (2010), il decimo album della sua carriera. Fondatore e affondatore di gruppi glitter punk come Nuns e Rank and File, il suo esordio-capolavoro Gravity festeggia quest’anno 25 anni.
La produzione del nuovo album Burn something beautiful è stata affidata ad uno dei suoi tanti fan, Peter Buck dei R.E.M. che ha dichiarato di aver realizzato il sogno di arrangiare e scrivere insieme a lui. Così in passato hanno fatto, tra gli altri, Bruce Springsteen e Ian Hunter, mentre è lunghissima la lista degli artisti che hanno interpretato le sue street songs d’amore e di lotta, quasi sempre autobiografiche.

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