C’era una volta, nel lontano regno di Calcio Italiano, Como. Era un piccolo villaggio, però era riuscito a ritagliarsi un posto importante nel reame. I sudditi erano felici, soprattutto quando vedevano che i propri soldati riuscivano a difendere le mura persino dagli attacchi di condottieri famosi e coraggiosi come Maradona, Zico, Platini, Van Basten.

Ma piano piano le cose cambiarono. Il piccolo villaggio iniziò a perdere il suo fascino e le cose peggiorarono sempre di più. Governatori poco saggi, soldati sempre meno abili, mura quasi diroccate, sudditi in preda allo sconforto. Ci si sentiva come Biancaneve dopo aver mangiato la mela avvelenata, come Cenerentola una volta scoccata la mezzanotte, come Pinocchio nella pancia della balena, come Cappuccetto Rosso nelle fauci del lupo, come il soldatino di piombo che finisce in mare. Qualche suddito stanco e deluso iniziò a sentire meno l’appartenenza al proprio villaggio; molti altri però rimasero fedeli nonostante le avversità, come Penelope con Ulisse. Quando si insediavano dei nuovi governatori, la speranza era sempre che riportassero il villaggio all’antico splendore. Ma non succedeva mai, nonostante le tante promesse.

Così, quando arrivarono governatori da molto lontano, i comaschi – così si chiamavano – continuavano a sperare ma con più dubbi che convinzione.

Fabregas al Sinigaglia

E però questi nuovi governatori sembravano davvero bravi. Piano piano scelsero soldati sempre più abili, poi a capo dei soldati misero un uomo di Como, rispettato da tutti. Dimostrarono la loro voglia di sistemare le mura e, pian piano, restituirono al villaggio una reputazione sempre più alta nel reame. Arrivarono persino ad assoldare un condottiero famoso, un certo Fabregas, che ai sudditi ricordò quei soldati fenomenali che un tempo cercavano di espugnare le mura di Como e che ormai da tanto tempo non vedevano più. Le cose migliorarono al punto che addirittura…

Per il momento dobbiamo troncare qui la storia. Potremmo metterci un “to be continued”. Però l’impressione è netta: il soldatino di piombo sta tornando accanto alla sua amata, il cacciatore ha già il coltello in mano e la pancia del lupo nel mirino, Pinocchio sta per diventare un bambino vero, Cenerentola è pronta a infilare la scarpetta, gli occhi di Biancaneve si stanno aprendo. E i comaschi possono ripensare con sentimenti indescrivibili a quando le loro mura venivano violate pure dal Seregno e dal Bra, a quando i loro giovani soldati venivano assoldati da altri villaggi causa fallimenti, a quando nuovi governatori arrivavano in pompa magna salvo poi sparire come la fiamma di un fiammifero. Eppure loro, i comaschi, rimanevano fedeli, come Penelope. E adesso, tanto finalmente quanto improvvisamente, a Como le cose stanno cambiando. Come nelle favole.

O, se preferite, Como nelle Fabregas.