Giornate FAI d’Autunno, i luoghi da visitare a Como e provincia

0
1368
Foto fondoambiente.it Alessio Mesiano

A Giulia Maria Crespi, scomparsa lo scorso luglio, è dedicata l’edizione 2020 delle Giornate FAI d’Autunno. Si tratta di 138 aperture a contributo libero in più di 50 città della Lombardia, organizzate per la prima volta in due fine settimana, sabato 17 e domenica 18, sabato 24 e domenica 25 ottobre.

Anche quest’anno promotori e protagonisti sono i Gruppi FAI Giovani, ideali eredi e testimoni dei valori che per tutta la vita hanno guidato la Fondatrice e Presidente Onoraria del FAI: l’inesauribile curiosità, la voglia di cambiare il mondo e l’instancabile operosità per un futuro migliore per tutti.

I giovani del FAI

Ispirandosi a lei, i giovani del FAI – con la collaborazione delle Delegazioni e degli altri Gruppi di volontari della Fondazione – scenderanno in piazza per “seminare” conoscenza e consapevolezza del patrimonio di storia, arte e natura italiano. Inoltre  accompagneranno il pubblico, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitaria, alla scoperta di luoghi normalmente inaccessibili, poco noti o poco valorizzati in tutte le regioni. Un caleidoscopio di meraviglie che reagiscono con ancor più energia e impegno, positività ed entusiasmo al periodo difficile che l’Italia sta attraversando.

Sul sito www.giornatefai.it sono indicate tutte le informazioni e le modalità di partecipazione. N.B. Nei due fine settimana apriranno luoghi diversi: consultare il sito per controllare il programma). Storiche dimore signorili, castelli, giardini, sedi istituzionali, chiese, complessi conventuali e tante altre “chicche” come borghi, collezioni private, parchi, luoghi della produzione e del commercio solitamente riservati agli addetti ai lavori si sveleranno attraverso punti di vista insoliti e racconti che meraviglieranno i visitatori, soddisfacendo e, insieme, accrescendo il loro desiderio di sapere, la loro curiosità. Prendere parte alle Giornate FAI d’Autunno 2020 vuol dire non solo godere della bellezza che pervade ogni angolo del nostro Paese e “toccare con mano” ciò che la Fondazione fa per la sua tutela e valorizzazione; vuol dire soprattutto sostenere la missione del FAI in un momento particolarmente delicato.

I Beni Fai da visitare a Como e Provincia

Villa Fogazzaro Roi

Valsolda, Fraz.Oria, Como

Foto fondoambiente.it

Visita guidata della dimora ottocentesca. Tour nelle stanze del piano nobile della Villa con la camera da letto di Antonio Fogazzaro all’ultimo piano. Visita accompagnata del giardino pensile e del terrazzino della contemplazione e dei caffè.

Villa del Balbianello

Tremezzina, Como

Villa del Balbianello

Villa del Balbianello con la sua loggia che domina il lago, la darsena rocciosa e gli incantevoli giardini a terrazze a picco sull’acqua, è uno degli esempi più felici dove la mano dell’uomo ha conferito grazia a una natura che ne era già ricca. Il parco appare ancora più stupefacente quando si realizza che appoggia su un promontorio roccioso con pochissima terra di coltivo, in una zona climatica particolarissima. Convivono in uno spazio ristretto flora alpina e vegetazione mediterranea. Una caratteristica del giardino è inoltre la cospicua presenza di rampicanti. Le Giornate FAI saranno un’occasione per scoprire dal vivo questo giardino speciale. Visita libera del parco con supporto di schede con i contenuti da scaricare.

 

Torre del Soccorso detta del Barbarossa

Tremezzina, Como

Foto fondoambiente.it

Visita storica e naturalistica al complesso della Torre che domina il panorama del lago fin dalla sua edificazione. Costruita fra il XII e il XIII secolo, come parte di un sistema fortificato più ampio, che comprendeva il castello dell’Isola Comacina e le strutture difensive di Sala, Lezzeno e Cavagnola.

 

Biblioteca del Convento Francescano di Dongo

Dongo, Como

Molti conoscono l’ “oro di Dongo” : i beni che accompagnarono Mussolini, la Petacci e alcuni gerarchi fascisti nella loro fuga sul Lario nell’aprile 1945. Un tesoro leggendario, misteriosamente scomparso, su cui molti hanno scritto, ma poco si sa. Un altro tesoro del quale pochi, invece, hanno sentito parlare è conservato nella biblioteca del convento francescano annesso al Santuario della Madonna della Lacrime. Stiamo parlando di 30.000 libri tra preziosi codici miniati medievali, cinquecentine, seicentine e volumi del Sette-Ottocento. Un patrimonio unico, sfuggito fortunatamente alla dispersione, capace di superare indenne le terribili spoliazioni napoleoniche e il tormentato periodo post-unitario. Un tesoro sopravvissuto fino a noi per raccontarci di epoche lontane in cui salvare la cultura significava salvare gli uomini, in cui la cultura era prodotta da pochi e destinata a pochi, ma in cui l’oggetto-libro rappresentava a tutti gli effetti un’opera d’arte.

 

Palazzo Gallio

Gravedona, Como

Foto fondoambiente.it

In posizione isolata su un promontorio roccioso a nord di Gravedona, Palazzo Gallio fu eretto nel 1586 come dimora del Cardinal T. Gallio sui resti di una struttura fortificata. Dapprima adibito a ospedale dai nipoti del Cardinale, i duchi d’Alvito, poi ceduto a privati all’inizio del XIX secolo, oggi Palazzo Gallio è scelta per eventi e cerimonie grazie alla vista unica sull’Alto Lario e all’ampio giardino ricco di piante secolari. La struttura è a pianta quadrata con quattro torri angolari che ricordano l’antica vocazione castellana, mentre le due logge aperte sulle facciate, verso il lago e verso il monte, riportano alla tradizione delle ville rinascimentali. Gli spazi interni, su due piani, si articolano attorno a un maestoso salone centrale con vista sul lago, oggi utilizzato per mostre, concerti e convegni. Il palazzo, inserito nella lista dei Monumenti Nazionali, è ora sede della Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio.

 

Chiesa di San Giacomo Vecchia

Livo, Como

Foto fondoambiente.it

Immersa tra splendidi castagneti secolari, poco fuori dall’abitato di Livo sorge la Chiesa di S. Giacomo “Vecchia”, costruita tra il XV e il XVI sec. e documentata per la prima volta nel 1297. Ciò che colpisce a un primo sguardo, oltre alla bellissima vista sul lago, è il raffinato pronao, sulla cui volta a vele sono affrescate Storie della Genesi della seconda metà del Cinquecento. Quando nel 1446 la chiesa divenne parrocchiale, l’interno venne ampliato con un grande navata unica scandita da archi a timpano, rispettando così i canoni architettonici diffusi nella zona dell’Alto Lario. Una particolarità legata all’edificio è che molti degli affreschi presenti furono commissionati dai devoti di Livo, i cui nomi ancora in parte si leggono alla base di alcuni di essi. In particolare costituisce una manifestazione di grande devozione da parte dei livesi l’alto numero di rappresentazioni della Vergine: 23 Madonne con il Bambino costituiscono il ciclo di affreschi più vasto dell’intera zona.

 

Chiesa dei Santi Eusebio e Vittore

Peglio, Como

Foto fondoambiente.it

La chiesa dei Ss. Eusebio e Vittore sorge a Peglio nell’invidiabile posizione ai piedi del Sasso Pelo da cui si gode la vista su Gravedona e l’Alto Lago. La leggenda narra che inizialmente gli abitanti del paese volessero costruire la chiesa in un luogo vicino al paese, ma che, trasportate le pietre nel posto prescelto, la mattina seguente rinvennero le stesse nel sito dove oggi realmente sorge la chiesa (si dice spostate dagli spiriti). Sia l’esterno che l’interno dell’edificio sono affrescati: si segnalano in particolare le opere di Giovanni Mauro della Rovere, detto il Fiammenghino, risalenti agli inizi del ‘600 e raffiguranti la vita di Gesù, il Giudizio Universale e le storie di alcuni santi. Di grande interesse all’interno della chiesa è invece un organo “rifulgente d’oro e soave nel suono” (così descritto negli atti del 1612, redatti a conclusione dei lavori), attribuito agli Antegnati. Il tocco del Fiammenghino è riconoscibile anche sulle ante di chiusura della cassa.

 

Palazzo Pecori

Caslino d’Erba, Como

Foto fondoambiente.it

Il complesso, risalente al ‘700 e citato da Pietro Verri nel 1762, appartenne dapprima alla famiglia Morello — nota nell’erbese per la produzione della seta — poi ai Castelletti. Il passaggio alla nobile casata dei Pecori avvenne in occasione delle nozze di Placida Castelletti con il fiorentino Enrico Pecori, inventore nel 1891 del triciclo a vapore che porta il suo nome. Nel 1985 parte dell’edificio fu donato al Comune dalla discendente Angelina Colombo Pecori e da 15 anni non è accessibile al pubblico. Si segnalano il cortile, il portico d’ingresso, il teatrino privato, la cappella affrescata e l’altare intarsiato. Un paio di ambienti del piano nobile, affrescati con figure allegoriche che esaltano il lavoro nei campi e la ricchezza che l’uomo può ricavarne, sono riconducibili al pittore neoclassico Comerio, attivo a Roma e Bergamo. Infine, il S. Crocifisso dipinto su una delle facciate esterne del palazzo è tutt’ora oggetto di devozione popolare da parte dei caslinesi.