Frontalieri e recupero dell’imposta alla fonte: la linea sottile tra il diritto e la fregatura

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Da qualche tempo, durante gli incontri con i lavoratori Frontalieri, sento parlare sempre più spesso di una propaganda a dir poco discutibile che fa uso di un’esca di tutto rispetto, ovvero il “RIMBORSO DELL’IMPOSTA ALLA FONTE”.
In pratica il web e i social media pullulano di esperti finanziari che  promettono di farvi recuperare le imposte alla fonte tramite una consulenza gratuita, e si offrono di rispondere ai vostri quesiti nei vari gruppi dedicati ai frontalieri fiondandosi come saette.
 
“contattatemi in privato, sono un esperto del settore”
“contattatemi e vi faro’ recuperare i soldi spesi all’imposta alla fonte”
“contattatemi perché avete DIRITTO  ad una correttiva entro il 31 marzo”
 
Ebbene, per carità, non mettiamo assolutamente in dubbio che ci siano esperti in buona fede che vogliano aiutarvi gratis e senza tornaconti, e non mettiamo tantomeno in dubbio che ci sia LEGALMENTE la possibilità di richiedere una rettifica dell’imposta alla fonte. La domanda che sorge spontanea è una: ma questi consulenti cosa ci guadagneranno?
 
Ebbene, abbiamo provato a farci contattare da alcuni di questi consulenti e abbiamo scoperto che una quantità tristemente in costante crescita vi contatta solo per convincervi che recupererete i vostri soldi solo grazie alla stipula di un terzo pilastro (peraltro vincolato ai 65 anni di età) che, guarda il caso, vi faranno firmare proprio tramite loro.
 
Detto questo, abbiamo più volte ribadito l’importanza assoluta del terzo pilastro come forma di pensione integrativa per il lavoratore Frontaliere, sia per il piano previdenziale che per quello finanziario, ma il tutto deve essere accompagnato da una consulenza SERIA e REALISTICA che basi la cifra da investire sulle vostre CAPACITA’ economiche e sul vostro INTERESSE, non certo sulla base di un fittizio recupero delle imposte che non avverrà (quasi) mai.
Ebbene si, avete capito bene, per recuperare l’imposta alla fonte il terzo pilastro non è assolutamente necessario se siete detentori di un permesso G, anzi, non c’entra proprio niente!!!
 
Come da legge, gli stranieri che hanno diritto alla rettifica sono:
 
–        Coloro che producono almeno il 90% del reddito FAMILIARE in Svizzera
–        Lavoratori separati o divorziati che pagano alimenti come conseguenza di una sentenza ufficiale
–        Lavoratori non sposati che convivono con un partner disoccupato o che comunque non ha detrazioni fiscali per figli in comune a carico
–        Lavoratori per il quale il datore di lavoro non ha comunicato correttamente all’autorità competente cambi di stato civile o condizioni che creerebbero un errore di calcolo.
 
MA… CONVIENE SEMPRE CHIEDERE UNA CORRETTIVA?
 
Alcuni di voi diranno: “beh, nel dubbio meglio provarci no?” Eh no. La cosa che questi consulenti benevolenti non dicono è che, se nel calcolo delle imposte sono già state considerate deduzioni forfettarie come i figli a carico, il vitto, il chilometraggio casa-lavoro etc etc, è possibile che la correttiva sia a vostro SVANTAGGIO e che l’autorità competente vi chieda quindi la differenza da pagare (con gli arretrati).
 
Vi consigliamo quindi, prima di inoltrare richieste di ricalcolo e soprattutto, prima di firmare proposte assicurative in cambio di diminuzioni di imposte, di prendere visione delle normative SVIZZERE vigenti o, nel caso, di prendere contatto con organizzazione di categoria, sindacati o esperti nella consulenza intra frontaliera.