Dal viaggio del Grand Tour al precinema del Mondo Nuovo. Una tappa dei nostri viaggi extra-ordinari al Museo del Paesaggio a Villa Mainona

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Si deve a Thomas Coryat, il primo britannico a partire per un cosiddetto Grand Tour e al suo diario Coryat’s Crudities del 1611, la notorietà per quella moda che sarebbe eslosa solo nell’Ottocento con il Romanticismo. Il termine Grand Tour di fatto comparve per la prima volta sulla guida The Voyage of Italy di Richard Lassels, edita 60 anni dopo, e al Grand Tour come viaggio di istruzione, con particolare attenzione all’Italia, si dedicarono da allora molti giovani, e non solo, che da tutta Europa percorsero l’Italia da Nord a Sud, fino in Sicilia, per conoscerne bellezza, storia e cultura. Numerosi furono i libri pubblicati sull’argomento, dal forse più conosciuto Italienische Reise (Viaggio in Italia) di Johann Wolfgang von Goethe, ad altri meno noti, ma altrettanto interessanti, come An Account of Some of the Statues, Bas-Reliefs, Drawings, and Pictures in Italy (1722) dei pittori inglesi Jonathan Richardson e suo figlio Jonathan Richardson Jr.

Sta di fatto che fin dai tempi di Coryat, Como e il suo lago erano tra le mete più frequentate come testimonia lui stesso a cui però, arrivato ai confini del nostro territorio, allora controllato dagli Spagnoli, venne impedito di proseguire perché di nazionalità inglese. Così lamentava il suo mancato soggiorno comasco “[…] Vidi il nobile lago di Como, così chiamato dal nome della città di Como che mi rattristai di non poter vedere, perché posseduta dagli Spagnoli […] desideravo vedere il podio di Caio Plinio Secondo, sulla facciata del Duomo, e la collezione di ritratti di Paolo Giovio, eccellente storiografo, che adornò la sua casa posta su una penisola del lago (Villa Balbianello n.d.r.) con le effigi di una grande moltitudine di uomini famosi, e descrisse nel modo più elegante questo lago in un suo trattato.

Thomas Coryat divenne famoso in patria non solo come viaggiatore ma anche come raffinato cronista e divulgatore delle proprie esperienze tanto da influenzare i comportamenti dei suoi compatrioti con curiosità come l’introduzione dell’uso della forchetta o della parola “umbrella” avendo visto, proprio in Italia, come si usava la prima e ci si proteggesse dal sole col secondo. Fu dunque personaggio di riferimento di cultura geografica ed è indicato dalla nostra storiografia letteraria come la probabile fonte di informazioni sull’Italia, a cui lo stesso William Shakespeare avrebbe attinto per concertare le sue ambientazioni.

Le descrizioni paesistiche del Lario, peraltro frequentato fin dall’epoca romana, hanno conosciuto nel corso dei secoli fortuna e diffusione attraverso la tradizione letteraria, ma è soprattutto nel Seicento che prende inizio una non indifferente e notevole produzione artistica che ci tramanda visivamente, in dipinti, disegni e stampe, le bellezze e il fascino anche di ciò che non è più. Lo spazio antropico, quello naturale e quello culturale del nostro lago rivivono oggi, con poderosa forza documentativa, in una collezione di stampe attualmente conservata in Villa Mainona a Tremezzo. Qui è stato da poco riaperto al pubblico Il Museo del Paesaggio del Lago di Como nato su iniziativa del Comune di Tremezzo grazie a due progetti coordinati dalla Provincia di Como: l’Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale “Magistri Comacini” e il Progetto Integrato d’Area “Ecolarius: diffondere la cultura dell’ambiente e del paesaggio fra lago e montagna”, finanziato dai fondi POR-FESR 2007-2013, che hanno consentito di realizzare il recupero di Villa Mainona per farne la sede di un ecomuseo dedicato al paesaggio lariano. Il paesaggio rappresenta infatti un valore fondamentale di quest’area e offre numerose chiavi di lettura per individuare le relazioni fra i diversi elementi che lo compongono (le aree naturali, i terrazzamenti coltivati, i giardini, le ville, i borghi…) e leggere le trasformazioni avvenute nel corso del tempo.

Dal 5 settembre al 4 ottobre 2020, in parallelo alla raccolta di stampe di Villa Mainona, idealmente riflettendovisi e commentadone i contenuti, saranno esposte numerose opere di Emilio Alberti, autore ormai invalso come pittore dell’acqua e del lago. Inoltre accanto ai dispositivi interattivi predisposti dal museo per il pubblico, viene proietatto no-stop un interessante filmato realizzato da Emilio Alberti che interlaccia, con sovrapposizioni digitali, i suoi dipinti con le immagini storiche. Si tratta di un aperto invito per il pubblico ad imitare le contaminazioni visive che si susseguono intrecciando, ognuno la propria, le visioni personali con i luoghi reali e l’invenzione artistica mentre, una volta tornato a casa, ognuno ritroverà in sé ciò che ha maturato qui a conclusione di un personalissimo Grand Tour. Potrà produrre per amici e familiari una serie di racconti concatenati, sogni ad occhi aperti suggeriti dal lago e dalla villa, perché, come sta scritto nell’ Hypnerotomachia Poliphili un romanzo allegorico, uscito in prima edizione a Venezia nel 1499 (il più bel libro illustrato a stampa del rinascimento), “tutte le cose umane altro non sono che sogno e nel contempo, del sogno si ricordano molte cose degne in verità di essere conosciute”.

Buon Gran Tour a tutti! dunque, negli spazi di Villa Mainona, un luogo dalle valenze particolari, dove caso e realtà, sedimentazione, storia e attualità, documentazione e invenzione si intrecciano replicando la magia del Mondo Niovo di cui si parla e che si riflette nell’invenzione teatrale di Goldoni.

per saperne di più su Villa Mainona e la collezione di stampe

https://www.facebook.com/Museo-del-Paesaggio-del-Lago-di-Como-1968007999976023/

per saperne di più su Emilio Alberti e la mostra

http://www.caldarelli.it/emilioalberti.htm

didascalia immagine allegata

Emilio Alberti, “Villa Mainona“, Digital Art, 2020.

Elaborazione digitale da una stampa ottocentesca del Museo del Paesaggio del Lago di Como

Michele Caldarelli – agosto 2020