La DAD? Devastante psicologicamente e fisicamente

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Photo by Victoria Heath on Unsplash

Yasmin, ultimo anno magistrale in Nuovi Media, racconta la propria esperienza in DAD.

Che cosa è cambiato da quando c’è la didattica a distanza?

Prima di tutto la mia routine. Prima era lineare, più schematizzata, ma con il fatto che in DAD puoi connetterti in pigiama si cede facilmente alla pigrizia.

Con la fortuna di abitare nel residence universitario, ho rimandato il più possibile l’inevitabile, per carcare un senso di normalità.

Nei primi periodi l’università ha adottato un sistema misto e chi abitava vicino aveva l’opportunità di partecipare tramite prenotazione. Dava un senso di normalità che già spariva alla fine delle lezioni.

Inoltre i lavori di gruppo, da gestire a distanza, hanno portato non pochi problemi. Il mio stesso gruppo ha sofferto il cambio, in presenza eravamo molto più efficienti.

Come vivi personalmente queste differenze?

Non la sto sicuramente vivendo bene, ma neanche malissimo.

Nel periodo in cui le lezioni erano asincrone mi trovavo molto meglio. Potevi seguirle all’orario che preferivi e alla velocità che preferivi. In streaming con gli orari precisi non puoi autogestirti.

Per non parlare dei continui problemi tecnici. Perdite di tempo non solo mie, ma anche dei professori, assolutamente evitabili con una lezione registrata prima e poi caricata.

Poi fortunatamente ho una stanza solo mia, ho visto diversi compagni affrontare il problema della mancanza di ambienti neutri e far lezione con genitori o coinquilini presenti. Possono essere una forte fonte di distrazione.

Come percepisci i professori?

Un po’ indietro, ogni volta avevo i flashback di mia madre le prime volte che era alle prese con il PC.

Vedere loro che dovevano insegnarci i new media faticare ad usare il pc era una situazione abbastanza tragicomica.

Ma poi soprattutto li vedi stanchi e disorientati.

Durante le lezioni erano rari i commenti personali, a parte in caso di professori particolari, ora invece sono all’ordine del giorno. Traspare proprio il loro disagio.

Pensi la DAD possa avere un futuro?

Per me sì. Mettiamo il caso che un giorno non mi sento bene, al punto di non voler uscire, ma non che non fossi in grado di seguire la lezione? Oppure magari dovrei aspettare un pacco importante, oppure c’è lo sciopero dei mezzi e non ho l’auto. In quel senso la possibilità di scelta può essere tremendamente utile.

Così dovrebbe rimanere la DAD, un sistema misto , ma non come quotidianità.