Cantù pronta a “bruciare” il freddo inverno: stasera c’è la Giubiana al rogo

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L’ultimo giovedì di gennaio, buona parte della Lombardia, ci si prepara per il falò della Giubiana che rischiarerà le tenebre con la speranza che bruci bene e velocemente cosi’ da scacciare l’inverno e propiziare l’anno appena iniziato. La cerimonia, che quest’anno cade il 31 gennaio, prevede un grande falò dove viene fatto bruciare un fantoccio di paglia vestito di stracci (la Giubiana appunto), che rappresenta il malessere dell’inverno e i guai dell’anno trascorso. Tradizione e fascino a Cantù dove stasera si replica spettacolo ed incendio del fantoccio sulla pira.

Sul nome “Giubiana” ci sono diverse interpretazioni. Iniziamo col dire che lo stesso nome cambia a seconda del territorio in cui si celebra il rito: Gibiana nella bassa Brianza, Giobbia in Piemonte, Giöeubia nel Varesotto, Giubiana/Giübiana/Gibiana nell’alta Brianza e nella provincia di Como, Zobiana in Trentino e nel Bresciano. Il nome potrebbe anche derivare da Joviana, ossia la dea della fertilità Giunone, ma anche dal padre degli dei Giove, in latino “Jupiter-Jovis”, da cui l’aggettivo Giovia, e quindi Giobia, ed ecco il perchè del giorno di giovedì. Da non diemnticare che giovedì era anche il giorno della settimana in cui le streghe facevano i loro riti satanici.

 

Secondo una leggenda, nel XII secolo, Giubiana era una castellana fedifraga che tradì per amore la cittadina di Cantù, nella guerra tra milanesi e comaschi, venendo poi messa alla pubblica gogna pagando tra le fiamme la propria colpa come una Strega. Secondo altre leggende si farebbe risalire ai riti celtici del I secolo d.C, quando fantocci di vimini intrecciato venivano dati alle fiamme dai sacerdoti druidi per propiziarsi il favore degli dei in battaglia o per ottenere benevoli influssi nelle stagioni della semina e dei raccolti. Altri infine, attribuiscono gli attuali roghi a quelli dei sacerdoti cristiani che nel IV secolo d.C. bruciavano simbolicamente le divinità pagane. Grazie ad altre credenze popolari, sappiamo anche qual’era l’aspetto della Giubiana: una strega, spesso magra, con gambe molto lunghe e le calze rosse, che viveva nei boschi spostandosi di albero in albero e facendo spaventare soprattutto i bambini ed arrivando a ricercare un bambino da mangiare proprio l’ultimo giovedì di gennaio. C’è anche chi racconta che, una volta, una mamma le tese una bella trappola: preparò una gran pentola piena di risotto allo zafferano con la luganega e lo mise sulla finestra. Quando la Gibiana sentì il delizioso profumo del risotto corse con la sua scopa verso la pentola e mentre mangiava il risotto squisito non si accorse che stava per arrivare l’alba e al primo sole morì visto che i raggi del sole secondo la tradizione ucciderebbero le streghe. Ancora oggi, durante la festa della Giubiana, si mangia il risotto con la luganega e si beve il vin brulé.

 

A Cantù è arrivato l’ok da parte della Commissione sicurezza sullo spettacolo pirotecnico che era rimasto in dubbio per diversi giorni. Alle 20.30 si inizierà col corteo storico nel centro storico Il fantoccio della Giubiana verrà invece bruciato intorno alle 21 in piazza Garibaldi.