Baudelaire all’Arsenale: Piacevole l’azione ma la poesia non graffia l’anima

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di Fabio Borghetti

Milano, 10 maggio 2017, Teatro Arsenale- recensione

Convince, ma solo in parte, lo spettacolo “il male e i suoi fiori- Charles Baudelaire, un poeta all’inferno” in scena fino al 16 maggio al Teatro Arsenale di via Cesare Correnti a Milano per la regia di Marina Spreafico. Portare a teatro le parole di uno fra i più noti poeti francesi ed europei è scelta di grande suggestione e richiamo che presenta per contro la difficoltà di dare forma e sostanza a visioni tra le più angoscianti e sofferte della letteratura ottocentesca.

L’allestimento scenico di Pierluigi Salvadeo, minimale, ma sicuramente centrato ed efficace per l’intimo spazio della sala teatrale, offre agli attori l’occasione di mettere in scena alcuni quadretti d’assieme che vivono soprattutto della coralità e della bravura degli allievi diplomati 2017 alla Scuola del Teatro Arsenale, questi ultimi al termine dello spettacolo si riveleranno la vera sorpresa.

un particolare della scenografia

 

Funzionano, infatti, i passaggi e i movimenti che trasportano lo spettatore, tra danze, canti e allegorie in una sorta di viaggio attraverso la mente e l’immaginazione del grande poeta simbolista, anticipatore del decadentismo e dei Poeti Maledetti, in un percorso forse a tratti troppo glamour e patinato, ma saturo a dovere di accenni ai temi che segnarono la vita dell’artista e furono il motore del suo raccontare, del suo combattere, denunciare, il male di vivere per versi e metafore.

Una bella immagine di scena dell’attrice Claudia Lawrence (foto di Andrea Torsetta)

 

Paradossalmente sono proprio i momenti dedicati alla declamazione di alcuni suoi testi a non risultare sufficientemente intrisi di quel humus, malsano, sofferto, dissoluto, immaginifico, decadente e quasi claustrofobico che ha caratterizzato la gran parte della sua produzione letteraria, dalla celeberrima raccolta “I fiori del Male”, fino a “I Paradisi Artificiali” e alla raccolta di poemetti in prosa “Lo spleen di Parigi”.

Lo spettacolo, per quanto concerne il puro recitato, attinge agli immortali versi di Baudelaire con liriche tratte dalle sue opere principali non sempre riuscendo ad evocare la maestosità di immagini al tempo stesso corrosive, ammalianti e moderne della sua poetica. Si fa fatica, insomma, a coglierne l’inferno interiore del titolo, nonostante la pregevole produzione.  Le parole, complice probabilmente una declamazione troppo accademica, stentano ad emergere in tutta la loro potenza psichedelica, struggente, pittorica e disturbante, celando il forte valore simbolico di alcuni testi che anticiperanno il flusso delle correnti culturali a venire, a favore di una interpretazione un filo stereotipata.

Da sottolineare la bella ed emozionante prova di Giovanni Di Piano, in controtendenza capace di far materializzare ogni allegoria ed ogni metafora contenute nel poemetto “Il viaggio” (che il poeta dedicò all’amico, suo e di Flaubert, Maxime Du Camp) con encomiabile trasporto.

un momento dello spettacolo (foto di Vilma Cara)

 

Il finale illustra, grazie ad alcune coreografiche scelte drammaturgiche, l’opera incompiuta di Baudelaire, il suo approccio al mondo del teatro, con un progetto del quale il poeta aveva steso solamente una sceneggiatura di massima, immaginando un soggetto rivoluzionario per la sua epoca che purtroppo non riuscirà mai a vedere la luce.

(foto di Andrea Torsetta)

 

Le azioni del folto gruppo di attori che contornano e dettano i tempi della messa in scena hanno, infine, il pregio di suggerire ambientazioni, colori, e musiche dell’epoca in cui Baudelaire visse, con misurato rispetto e divertita grazia, congedando la platea in una chiusura capace di liberare lunghi applausi sinceri e l’accompagnamento ritmico sulla canzone che correda degli ipotetici titoli di coda.

la locandina dello spettacolo in scena all’Arsenale

 

Il male e i suoi fiori. Charles Baudelaire, un poeta all’inferno

fino al 16 maggio (lunedì 15 escluso) al Teatro Arsenale

traduzione Federica Locatelli
adattamento e regia Marina Spreafico

con (in ordine alfabetico) Giovanni Di Piano, Claudia Lawrence, Massimo Loreto

e con gli allievi diplomati 2017 di Scuola Teatro Arsenale: Linda Apicella, Elisa Baio, Andrea Baldoni, Marco Beljulji, Giulio Bellotto, Cecilia Bertozzi, Jona Cara, Marianna Cossu, Gaia Gadda, Maria Grosso, Stefania Mancini, Guido Martella, Caterina Melorio, Lucia Metzger, Debora Palmieri, Eugenia Pecchioli, Francesco Severgnini, Andrea Tondi, Miriam Zammataro

spazio scenico Pierluigi Salvadeo con la collaborazione di Nicholas Forlani
costumi Lella Diaz
assistente ai costumi Alessia Donnini
ambientazione sonora Walter Prati
luci Christian Laface
tecnico Martino Minzoni

produzione
Teatro Arsenale