Allora confrontiamoci, il punto di vista di alcuni studenti universitari

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Come già specificato, questi mesi sono stati molto diversi per ognuno di noi: chi li ha vissuti in maniera più soft e chi invece li ha sofferti un po’ di più. I campi più critici sono stati il lavoro, e di conseguenza l’economia, e l’istruzione. Sono cambiate molte regole e soprattutto il modo di fare didattica e di verificare la preparazione di ogni singolo studente. La mia prospettiva l’abbiamo già vista e analizzata abbastanza, ma ora abbiamo la possibilità di entrare più nello specifico e capire anche come altri studenti si sono sentiti, quali difficoltà hanno avuto e più in generale come hanno affrontato questo periodo di fermo totale.

Ci racconta la sua storia una ragazza iscritta al terzo anno d’università. Il periodo del lockdown le ha permesso di studiare molto di più rispetto al solito perché stando in casa senza la possibilità di uscire aveva più tempo a disposizione. Nonostante ciò, non è stato facile per niente “dopo un po’ ti annoi e perdi la concentrazione, perché non hai il ritmo delle lezioni e non riesci a seguire nessun ritmo: mi alzavo tardi, per le 10.00, perché tanto le lezioni erano registrate e potevo gestirmele io”. La libertà di gestire le video lezioni a quanto pare si è presentata come un’arma a doppio taglio: da un lato, appunti presi meglio grazie alla possibilità di bloccare i video e poterli mandare avanti o indietro ma dall’altro lato, il fatto di autogestirci in questo modo ci ha reso forse leggermente più pigri e più propensi a rimandare.

Per quanto riguarda gli esami veri e propri le cose sono andate molto peggio. A causa di alcuni problemi tecnici con i vari sistemi e software proctorio e respondus è stata obbligata a dare gli esami più volte perché non erano validi per poi passare addirittura a sostenere solo esami orali. “Molti esami li ho dovuti rifare: ho dovuto fare lo scritto e poi sono stata bocciata perché avevo questi problemi tecnici e poi ho dovuto rifare tutto in versione orale”. Per gli esami orali infatti le modalità prevedevano l’uso di Webex, Skype e altre piattaforme scaricabili anche sul cellulare.

L’unico vantaggio che riporta sono appunto le lezioni registrate, soprattutto in vista degli esami. “Potevo seguire le lezioni, prendere appunti quanto volevo quindi per me questo è stato l’aspetto positivo, anzi forse l’unico”. Siamo riusciti ad approfondire i nostri appunti, non ci siamo persi neanche una parola a furia di ascoltare, tornare indietro e mandare avanti il video e siamo riusciti ad essere organizzati e principalmente ad essere ordinati.

Ci tiene, poi, a sottolineare una cosa che secondo lei ha aiutato e aiuta tanto lo studente: “Il fatto di avere le lezioni online è veramente una risorsa molto importante per uno studente perché a volte non si riesce ad andare a lezione, a volte i compagni non ti passano gli appunti, a volte ti perdi mentre prendi gli appunti e non riesci a seguire il prof perché spiega troppo velocemente. Avere le lezioni online ti permette comunque di reintegrare, migliorare e approfondire e di ascoltare le lezioni quando vuoi. Secondo me questo tipo di materiale online ci dovrebbe essere, al di là del coronavirus secondo me lo dovrebbero mettere in università anche per gli studenti magari che non frequentano o sono lavoratori. Secondo me bisogna pensare di avere un’università sempre più telematica”. Giusta osservazione: penso anche io che le lezioni registrate messe a disposizione sempre siano una risorsa indispensabile, che aiuterebbe lo studio di moltissimi studenti.

Ma quindi, come ti aspetti il rientro?

Mi aspetto che comunque con le adeguate misure di sicurezza si possa piano piano tornare alla vita di sempre perché dopo un po’ ti inizia a mancare. Anche solamente, non lo so, andare a prendere il caffè con magari degli amici oppure andare in biblioteca, stare in università e respirare un po’ l’ambiente universitario dopo un po’ ti inizia a mancare. Perché stare sempre chiusi in casa non è proprio il massimo, proprio psicologicamente e mentalmente. Una persona che studia deve anche avere una valvola di sfogo e uscire”.

Non c’è bisogno di aggiungere commenti: l’università e la vita di prima mancano a tutti.

 

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