Addio a Mark Hollis dei Talk Talk, genio musicale non completamente compreso degli anni ’80

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mark hollis

E’ morto Mark Hollis, fondatore e voce dei Talk Talk, gruppo musicale britannico che conobbe il massimo della notorietà negli anni ’80, quando con hit come ‘It’s my life’ e ‘Such a shame’, arrivò in vetta alle classifiche anche in italia.

mark hollis

Aveva 64 anni, ancora non sono note le cause del decesso, ma la triste notizia è stata diffusa da tutti i media del Regno Unito e successivamente confermata dalle accorate parole del bassista della band paul Webb.

Un suo post social di ieri infatti ricordava in questo modo Mark : “Sono molto scioccato e rattristato nell’apprendere la notizia della sua scomparsa. Musicalmente era un genio ed è stato un onore e un privilegio essere stato in una band con lui”.  Webb fa anche sapere che non lo vedeva “da molti anni”.

Mark Hollis insieme alla sua band Talk Talk

Nato a Londra il 4 gennaio 1955, Hollis, oltre che cantante e front man, fu il principale autore dei testi dei Talk Talk e anche un profondo innovatore ed esploratore musicale. A lui si deve l’evoluzione dello stile della band, che in qualche modo, con gli ultimi lavori, anticipò quelle che saranno poi chiamate  sonorità post-rock. Nel 1998 realizzò il suo primo e unico album da solista, l’eponimo ‘Mark Hollis’. Poi il ritiro dalle scene.

il video di Such a Shame

Il sound, prima sintetico e poi quasi ambient dei Talk Talk ha segnato indelebilmente la colonna sonora degli Eighties, fin dalla pubblicazione, nell’82, dell’esordio The Party’s Over album che si apriva con il nervoso e meraviglioso brano “Talk Talk”, un vero battesimo musicale a tutti gli effetti

Il produttore di questo fulminante debutto fu Colin Thurston, che in precedenza aveva prodotto David Bowie e i primi due album dei Duran Duran.

La voce particolarissima e lo stile di Hollis si segnalarono da subito per l’originalità, e la grande carica che esprimeva dal vivo

L’album successivo “It’s My Life”, uscito due anni dopo, consacrò la formazione grazie ai singoli sopracitati ma anche a brani come “Dum Dum Girl” e “Renée”, e la proiettò altissima in classifica nel Regno Unito e in buona parte dell’Europa

Tutta la carica live di Mark Hollis nel concerto milanese del’84, al quale fu dedicato uno special in tv

“Life’s What You Make It” fu invece la hit che illuminò “The Colur of Spring”, terzo album di Hollis e soci, che già stavano cercando forme espressive diverse, in una costante volontà di rinnovamento che si realizzerà definitivamente nel capolavoro “Spirit of Eden”

un altro momento dello speciale con fotogrammi live di quel leggendario concerto

Quest’ultimo, insieme al successivo “Laughing Stock“, fu l’anticipatore di una certa visione sonora sperimentale e ammaliante che, abbinando rock progressivo, elementi di jazz e rarefazioni ambient , portò a quello che oggi viene definito post rock

La ricerca e la qualità, come spesso accade, non portarono fortuna commerciale ad Hollis e soci,  forse troppo avanti per essere compresi totalmente all’epoca, ma indicati come precursori e ispiratori da artisti come Elbow, Graham Coxon dei Blur, Wild Beasts e The Maccabees e altri

la sperimentazioni eteree di Eden

Ora la scomparsa di Mark Hollis, che da tempo si era ritirato dalle scene musicali, ha lasciato in fan orfani dell’artista oltre che delle sue creazioni

I suoi brani synthpop rock più noti e le eteree moderne composizioni del periodo successivo resteranno per sempre nella memoria di chi ne ha amato lo stile e il coraggio