Addio a Ines Figini, testimone degli orrori dei campi di concentramento

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Si è spenta a 98 anni Ines Figini, l’ultima testimone comasca dell’orrore dei campi di concentramento. Da anni raccontava la sua esperienza nelle scuole e nei convegni parlando soprattutto ai più giovani dell’Olocausto.

Fu internata nei campi di concentramento perché da giovane operaia difese i promotori dello sciopero contro il nazifascismo del 1944. Impiegata nella fabbrica comasca, Tintoria Comense, partecipò giovanissima quando aveva solo 22 anni agli scioperi contro il regime della Repubblica Sociale Italiana.

Testimone del nazifascismo riuscì a sopravvivere dopo essere stata deportata nei campi di concentramento di Mauthausen, Auschwitz-Birkenau e Ravensbruck.

Ines Figini non era una partigiana ne tanto meno ebrea, la “sua colpa” era quella di aver difeso i compagni che lavorano con lei in fabbrica mentre la polizia cercava di arrestare i promotori dello sciopero contro il regime.

Divenne la prigioniera numero 76150, il numero che le venne tatuato sul braccio all’interno del lager. Tornò a Como solo dopo la Liberazione nel 1945.

L’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel 2004 la nominò commendatore della Repubblica. Sempre nel 2004 venne insignita dell’Abbondino D’Oro, la massima onorificenza cittadina.

Nel 2012 scrisse il libro “Tanto tu torni sempre. Ines Figini, la vita oltre il lager”, edito da Melampo, per narrare gli orrori che aveva subito nei campi di concentramento e che non ha mai smesso di raccontare ai più giovani, soprattutto nelle scuole.

I funerali di Ines Figini si terranno martedì 29 settembre nella Basilica del Crocifisso a Como alle 10.30.

Il sindaco di Como, Mario Landriscina, ha voluto ricordare la sua importante figura con un messaggio.

“Esprimo il cordoglio mio, dell’Amministrazione comunale e di tutta la città per la scomparsa di Ines Figini, nostra stimata concittadina e testimone instancabile della tragedia dei lager nazisti. Nel 1944, a soli 22 anni, dopo aver partecipato allo sciopero della Tintoria Comense dove lavorava, fu deportata a Mauthausen, poi a Birkenau e infine a Ravensbrück dove fu liberata.
Già insignita dell’Abbondino d’Oro nel 2004, ha dedicato il resto della vita al racconto critico dell’esperienza che ha segnato la sua esistenza e quella di altri milioni di persone, tra vittime e sopravvissuti all’Olocausto. Ha scelto in particolare di andare nelle scuole, di incontrare i giovani, di partecipare a incontri pubblici, scrivere e rappresentare con diverse modalità e approcci una delle più gravi degenerazioni della storia, con il vivo desiderio di educarci a guardare il dolore nella sua forma estrema per renderci cittadini consapevoli e convinti del valore supremo della vita umana al di là di ogni appartenenza.
Oggi vogliamo ricordare con gratitudine questa donna che ha dimostrato sempre  grande coraggio e concreta coerenza con le sue idee, una serena lucidità nonostante le grandi sofferenze provate e disponibilità ad un costruttivo confronto.
Ci stringiamo a quanti l’hanno amata, stimata, e presa ad esempio con l’auspicio che i suoi insegnamenti rimangano indimenticati a tutela della nostra libertà”.
Un ricordo sentito anche quello dell’ex sindaco di Como, Mario Lucini.

 

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