tempo totale di cammino: circa 4,30 ore

dislivello complessivo: circa 600: Ossuccio/Spurano (200) – abbazia di San Benedetto (815 m.)
difficoltà: nessuna (dislivello modesto)
dove rifocillarsi: picnic al sacco (sui prati intorno all’Abbazia)
Come arrivare da Milano: in treno fino a Como (ferrovie Nord o FFSS) poi Bus (linea per Colico, fermata Ossuccio/Spurano) oppure battello o aliscafo (ci sono diverse possibilità) in auto, autostrada Milano/Como Nord poi direzione Menaggio

Un’escursione di forte interesse storico-artistico, che in sole 2 ore di cammino ci porta lontano dagli abitati, dal rumore delle strade: un salto nel tempo di mille anni fa.
Il percorso: scendendo dall’autobus proveniente da Como (fermata Ossuccio/Spurano), prendete a pochi metri di distanza, sul lato opposto della strada, la Via per il Santuario della Madonna del Soccorso: iniziate così la salita che, insinuandosi tra vecchie stradine e passando poi per varie cappellette, porta al Santuario. Lì trovate anche un bar/ristorante aperto tutto l’anno dove potete rifornirvi di acqua o fare sosta per uno spuntino prima affrontare l’escursione vera e propria. Dal Santuario l’ampio sentiero acciottolato prosegue per giungere in circa 15 minuti circa a un bivio che a sinistra porta al Rifugio Boffalora e a destra all’Abbazia di San Benedetto. Prendete dunque a destra e poi non sarà possibile sbagliarsi. L’Abbazia si raggiunge in circa 2 ore di cammino molto rilassato: moderate salite si alternano a brevi saliscendi, in un percorso in mezzo al folto bosco di faggi e castagni (in autunno la zona si presta ottimamente anche alla tradizionale castagnata) che si apre qua e là su piccole radure pianeggianti popolate di baite e casali contadini. Questa passeggiata è consigliabile in qualsiasi periodo dell’anno (anche d’estate: il sentiero è ombreggiato) ma forse il momento più bello è una limpida giornata autunnale, quando le cime tutt’intorno sono spruzzate di neve e il bianco contrasta dolcemente con la veste autunnale del bosco macchiettato di gialli e rossi.

La chiesa di San Benedetto è un’improvvisa apparizione, scenario d’altri tempi si svela inatteso dopo un ultima salitina: è proprio la sorpresa di questa visione ciò che accresce il fascino di questo luogo silenzioso ed appartato. Erano passati pochi decenni dall’anno mille quando uno sparuto gruppo di monaci decise di costruire la chiesa e il complesso del monastero (chiostro, stalle e fattoria): in un luogo distanziato e quindi protetto dai conflitti sanguinosi che si svolgevano tra le piccole concorrenti potenze del lago, ma al tempo stesso panoramico, quindi in grado di consentire il controllo sui movimenti e l’accesso alla valle. La minuscola comunità (costituita da 3 monaci e l’abate) visse il suo periodo di massimo ‘splendore’ (se così si può dire) intorno alla prima metà del XII secolo, avendo acquisito terreni e possedimenti a seguito di varie donazioni testamentarie. I pendii dove ora si estende il bosco erano in gran parte intensamente coltivati: oliveti, segale, ortaggi, e vigne, come del resto in tutta la regione del Lario. L’influenza del monastero andò poi gradatamente declinando a vantaggio della concorrente Abbazia dell’Acquafredda, finché nel 1420 San Benedetto insieme alle sue terre venne inglobato in quest’ultima. Nel corso del tempo tutto il complesso andò incontro all’abbandono e al degrado finché nel secondo dopoguerra, sul finire degli anni ’50, l’amministrazione locale, sostenuta dall’Associazione San Benedetto, intraprese i lavori di restauro: l’edificio della chiesa è stato integralmente recuperato mentre restano tuttora in decadenza il corpo del monastero e la fattoria (come al solito mancano i fondi).

Intento dell’Associazione è non solo il restauro degli edifici, ma anche il ricreare un tessuto di attività comunitarie intorno all’Abbazia. Un’aspirazione che trova ora qualche momento di realizzazione: la Messa ad esempio viene celebrata la prima domenica del mese di maggio. Inoltre, in una casetta poco distante dalla chiesa vive attualmente da moderno eremita (attrezzato con pannelli solari) un certo signore, il quale si dedica al suo gregge (se è la stagione giusta potrebbe avere dei formaggi da vendervi) e anche alla cura del sito; se siete fortunati potrete quindi trovare aperto il portale della chiesa e avrete modo di visitare l’interno. Ecco la semplice armonia dello spazio scandito in tre navate, tipica dello stile romanico e una nota originale: l’altare in pietra con un curioso buco in mezzo, era un tempo una unità per la misura del grano.

Il ritorno: consigliamo di seguire il sentiero sul versante sinistro della valle. La piacevole discesa offre bellissimi scorci sul centro lago, con il severo massiccio delle Grigne sullo sfondo. L’ampio sentiero si conclude a Lenno (circa 1 ora e 30′ di cammino), passando per il Santuario dell’Acquafredda, e se il tempo a disposizione ve lo consente, potete chiudere la giornata visitando Villa Balbianello (di proprietà del F.A.I.) situata sul promontorio di Lavedo: vi si accede a piedi o con la barca. Il rientro a Como si può effettuare con l’autobus o col battello : quest’ultima soluzione è meno economica ma decisamente più appagante e dà modo di lasciare vagare la vista sulle innumerevoli suggestioni che il paesaggio del lago genera, specialmente nelle luci sfumate del tramonto.

Percorso by passolento.it