Tifoso morto a Milano negli scontri: anche un Daspo rimediato a Como nel 2012

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Era stato colpito da un Daspo per gli scontri avvenuti nel 2012 all’esterno dello stadio Sinigaglia di Como. Lui, storico capo della curva varesina e gran simpatizzante di quella dell’Inter, quel giorno era con i supporters nerazzurri all’esterno dello stadio lariano. Daniele Belardinelli, 39enne varesino, è il tifoso morto domenica per gli scontri avvenuti fuori da San Siro. Colpito da un Suv durante una autentica guerriglia urbana, rimasto agonizzante a terra, poi deceduto in ospedale. Ora è il momento del dolore e del ricordo.

Era una brava persona, gli volevano tutti bene – dice la moglie Cristina al sito della Gazzetta.it-. Mio marito era solo un grande lavoratore. La casa, le due macchine di proprietà e il furgone sono il frutto del suo lavoro. Se chiedete in giro vi diranno tutti che era una brava persona”. E sulla serata di mercoledì, una frase semplice: “Sapevo che si sarebbe trovato con gli amici per andare allo stadio. Andare allo stadio gli piaceva, certo, ma non ha mai fatto male a nessuno”. Daniele lascia la moglie e due figli adolescenti.

Daniele Belardinelli era del 1979, aveva 39 anni. Era cresciuto a Varese, poi aveva abitato in provincia. Chi lo conosce da piccolo racconta di ore passate a giocare a calcio sotto casa perché il pallone è stato una sua grande passione, presto da leader del tifo organizzato più che da giocatore. Era uno dei leader dei Blood Honour, la curva del Varese, ragazzi di destra con il Como come rivale numero uno e un gemellaggio storico con i tifosi dell’Inter. “Era un grande interista, come quasi tutti noi del resto”, ha raccontato un vicino di casa a VareseNews, sito storico per la città e la provincia. La passione più forte però era per il Varese. Da anni Daniele era un riferimento per la curva biancorossa e per la società, che lo consultava nel dialogo tra club e ultrà. A separarlo dallo stadio, negli ultimi anni, soltanto i Daspo, il divieto di accedere alle manifestazioni sportive. Belardinelli era stato “daspato” – così si dice – per due volte, restando lontano dal Franco Ossola per diverse stagioni. L’11 novembre 2007 era tra i tifosi varesini che si erano scontrati con la polizia dopo Varese-Lumezzane, partita della vecchia C2. Era il giorno dell’omicidio Sandri e gli ultrà del Varese non volevano che la partita si giocasse. Seguirono minuti di tensione, in cui Belardinelli colpì Sean Sogliano, all’epoca direttore sportivo del Varese, poi conosciuto anche come uomo mercato del Verona.

 

Quell’episodio generò un provvedimento: un Daspo di cinque anni, raddoppiato nel 2012 per gli scontri ai margini dell’amichevole Como-Inter. Negli ultimi mesi però Daniele non era sottoposto a misure, era libero di andare allo stadio anche se era per lui era stato deciso l’affidamento in prova al servizio sociale, una pena alternativa al carcere prevista dalla legislazione italiana. Il 39enne varesino lavorava in Ticino alla Edilfalco, la società con sede in Svizzera di cui era socio. Sembra che Daniele facesse soprattutto il piastrellista, viaggiando con il furgone bianco che ieri è rimasto posteggiato a pochi metri da casa.